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Bonifaziu, 2012
Lug 6, 2014

Bonifaziu, 2012

Juliette 2014
Lug 6, 2014 / 1 nota

Juliette 2014

Corse du sud, Juliette 2012
Lug 5, 2014 / 1 nota

Corse du sud, Juliette 2012

Giu 25, 2014

Dettagli

Scrivo questo breve e inutile intervento per lasciare una traccia delle ultime riflessioni sul ‘Basic’ o stile sobrio che dir si voglia. La composizione di un arredo interno non è affatto semplice ma cosa più di un panorama e del rapporto della natura con esso può arredare? E allora, così pensando, enormi vetrate antiecologiche riempirebbero i nostri spazi e saremmo invasi da litri di colle e solventi. No, bisogna non essere ingordi nell’aprire troppi affacci sull’esterno, bisogna riuscire a trovare il giusto scorcio e lasciare che da una poltrona ce ne si appropri lievemente. Nulla di questo coincide con le pareti curve o un’abuso di formalismi vacui nel contenuto. Una scrivania sobria ed elegante, ben pulita e modesta su due cavalletti che nel loro rigore vengano contrastati da una poltrona comoda e con braccioli ed una buona tazza di tè. Nulla credo sia un vassoio migliore se condito con del silenzio, per godere di un panorama, anche se brutto.

Giu 3, 2014 / 2 note

La città eterna mi ha rapito per qualche giorno, mi ha trattenuto con il suo profumo intenso. Non oso immaginare quante parole sono scrosciate su di lei ma ci ho lasciato veramente un grande pezzo del mio cuore. Meravigliosa e calda, con i suoi ritmi ed il suo respiro. 

Ho pianto al Pantheon ed ugualmente al Fontanone, ogni altra parola sarebbe di troppo, non vedo l’ora di tornare.

"Ciao Amore, Ciao!"

Indipendentemente dagli aspetti tecnici e tecnicistici esiste una forma nell’architettura sobria e delicata che si distingue dall’affermazione dell’immagine fine a se stessa. Delle coperte bianche e fresche assolutamente anonime con una tela forse in lino che disegna un’ideale testiera del letto, disallineata come un’abbraccio. Cuscini forse un po’ vuoti ed un muro bianco. Non minimal, non estetico ma elegante, delicato, soffice e fresco. La luce, infine, non si dirama solo nel buio ma prende importanza anche nel giorno quando disegna una connessione tra letto e lino con una finestra curva e un po’ retrò che mi fa sognare il profumo della lavanda di Provenza.


( Via http://m.weheartit.com/entry/116700512/via/claudette?utm_campaign=share&utm_medium=image_share&utm_source=tumblr )
Maggio 19, 2014 / 1 nota

Indipendentemente dagli aspetti tecnici e tecnicistici esiste una forma nell’architettura sobria e delicata che si distingue dall’affermazione dell’immagine fine a se stessa. Delle coperte bianche e fresche assolutamente anonime con una tela forse in lino che disegna un’ideale testiera del letto, disallineata come un’abbraccio. Cuscini forse un po’ vuoti ed un muro bianco. Non minimal, non estetico ma elegante, delicato, soffice e fresco. La luce, infine, non si dirama solo nel buio ma prende importanza anche nel giorno quando disegna una connessione tra letto e lino con una finestra curva e un po’ retrò che mi fa sognare il profumo della lavanda di Provenza.


( Via http://m.weheartit.com/entry/116700512/via/claudette?utm_campaign=share&utm_medium=image_share&utm_source=tumblr )

Maggio 18, 2014 / 1 nota

Niente

Niente, non ho voglia di niente, mentre guardo il poster buio senza luce appeso di fianco al mio letto. Niente, non ho voglia di niente, mentre la sveglia lascia aloni verdi di ore precise che scorrono, insonni.
E mentre il cuscino è tra le mie braccia come vorrei ci fossi tu, ho voglia che scenda una lacrima sul mio viso e cadere con lei ma nel sonno mentre di qualcosa in fondo avrei voglia e sono le tue braccia contorte con le mie.

Il profumo delle stelle mi invade, non è forse architettura ciò che emoziona? Mille parole andrebbero spese mentre gli occhi di tutti si spengono come candele alla fine del loro corso e mai, mai avrei pensato di voler sapere di più, così.
Maggio 12, 2014 / 2 note

Il profumo delle stelle mi invade, non è forse architettura ciò che emoziona? Mille parole andrebbero spese mentre gli occhi di tutti si spengono come candele alla fine del loro corso e mai, mai avrei pensato di voler sapere di più, così.

Apr 15, 2014

My fuorisalone 2014

Apr 8, 2014 / 2 note

matteobielli:

FUORISALONE

Day 1

Con oggi sono iniziate ufficialmente le danze grandi del fuorisalone e salone del mobile che monopolizzeranno l’attenzione di tutti i poli artistici di Milano mentre torna debole il caldo sull’asfalto grigio della città. 

Questa sera tra tutti gli eventi riservatissimi ad amici e stampa abbiamo scoperto una piccola oasi in Via Tortona in cui rifugiarsi dalla mondanità ed allo stesso tempo bere un buon bicchiere di vino. Domani un articolo più dettagliato e scritto con più tempo parlerà più approfonditamente di ciò che ho visto. Intanto da segnalare per martedì 8 una bella conferenza di Marina Abramovic alla ca granda, università statale, in Aula Magna. 

Buona notte party harders!

Apr 8, 2014 / 2 note

FUORISALONE

Day 1

Con oggi sono iniziate ufficialmente le danze grandi del fuorisalone e salone del mobile che monopolizzeranno l’attenzione di tutti i poli artistici di Milano mentre torna debole il caldo sull’asfalto grigio della città. 

Questa sera tra tutti gli eventi riservatissimi ad amici e stampa abbiamo scoperto una piccola oasi in Via Tortona in cui rifugiarsi dalla mondanità ed allo stesso tempo bere un buon bicchiere di vino. Domani un articolo più dettagliato e scritto con più tempo parlerà più approfonditamente di ciò che ho visto. Intanto da segnalare per martedì 8 una bella conferenza di Marina Abramovic alla ca granda, università statale, in Aula Magna. 

Buona notte party harders!

Mar 23, 2014

Questa notte, prima che se ne vada

La bellezza è di una tristezza disarmante e candida, come le nuvole che piano schiariscono all’orizzonte. La bellezza è caduca e come una foglia traballa finché il suo movimento sia talmente flebile e pronunciato da farla rotolare in un vortice, l’ultimo, prima che torni da dove è nata. La bellezza è al mattino, nascente, mentre rincasi abbagliato dalle luci della notte che illuminano forse più del sole di giorno ed è indefinibile ma triste perché l’adora non ne sarà mai sazio. Incredibile come sia triste ed infinito il mondo, e bello, la notte.

Feb 27, 2014 / 2 note

Aria.

Proviamo ad aprire le finestre, magari in città, per intossicarci al meglio i polmoni. Probabilmente è l’unico modo per capire che non è più il tempo di celarsi dietro a vetri ed aria condizionata, non è più il tempo di inquinare sconsideratamente l’aria che respiriamo o i mari da cui prendiamo il cibo da mangiare. Mi par chiaro che sia impossibile da capire se non si prova da vicino quanto faccia schifo la qualità della nostra vita in un mare sporco. Apriamo dunque i finestrini delle nostre auto, nel caldo smog della città e riempiamoci i polmoni scatenando allergie e reazioni brusche del nostro corpo. Beviamo i rifiuti che scarichiamo nei fiumi o l’acqua che partiva pura dai ruscelli poco sotto le bianche vette delle montagne.

Perché maltrattarci? Perché inquinare la culla della nostra esistenza. Secoli prima di Cristo, in filosofia si credeva che Dio fosse un soffio caldo che alimentava la nostra anima e ci permetteva di esistere. Proviamo a pensare a quel Dio se fosse la nostra terra, se dentro la nostra interiorità conservassimo una piccola parte di quel che ci circonda. Fosse anche solo un’immagine, un ricordo, un profumo o una sensazione essa è parte integrante di noi, della nostra memoria, delle nostre sensazioni. Non credo valga la pena di scegliere di vivere in un mondo completamente distrutto, dove respirare a fatica e friggersi il cervello con una nuvola di onde magnetiche. Più importante invece è riservarsi il proprio spazio nella natura, uno spazio dove il verde prende un’importanza fondamentale, dove le finestre si aprono ripetutamente per far circolare l’aria da dentro a fuori e viceversa. Uno spazio dove guardare estasiati i fiori che crescono o gli alberi mentre si piegano sotto la forza della pioggia incessante d’autunno.

La natura è architettura. Più ci distacchiamo dalla sua forma originaria più creiamo oggetti distanti dall’utile e più creiamo una distanza dal sostenibile, da abitudini sane. 

Non so quanto tempo sia passato da allora forse qualche anno ma scriverei innumerevoli volte ancora tutto questo!
Feb 26, 2014

Un’altra pietra miliare dell’eleganza è scomparsa, Luciano Francesconi, storico vignettista del Corriere della Sera si è spento ma ha lasciato un segno vivo nel ricordo di molti che come me ieri sera hanno assistito all’inaugurazione di una bella mostra da non perdere in sua memoria. Una raccolta di vignette, quadri e ricordi che vagando per le tre stanze ed il corridoio dello spazio espositivo raccontano non solo la storia della sua vita ma anche il ricordo di chi con lui ha lavorato e più di tutto un graffiante resoconto di ciò che siamo stati e ciò che siamo. Particolarmente da notare è un’attenzione ai temi dell’ecologia ammirevole; gli allestimenti sono rispettosi, discreti, assolutamente temporanei. Vi sono delle sedute create con i resi dei numeri di oggi e di ieri, fasciate con stampe dei disegni di Francesconi, Luciano, per gli amici. Amici che ieri sera erano presenti e mentre giravo affascinato da un mondo raccontato così crudo in se stesso e scorrevo con gli occhi tutte le pubblicità di un tempo che fu fino ai giorni nostri, sentivo ricordi ed impressioni di una borghesia che ormai sta scivolando lentamente nel baratro della modernità. Spenderei paragrafi, righe e parole ma credo sia sufficiente ricordare una frase che racchiude tutta l’eleganza, il savoir faire di un uomo il cui ricordo mi porterò nel cuore insieme al bell’invito casuale che mi è capitato al bar da parte di una delle curatrici, Ombretta Nai, che ringrazio per avermi dato la possibilità di esserci.

"Bisogna essere sempre impaginati bene" (Luciano Francesconi)

La mostra si trova presso la Triennale di Milano da oggi 26 Febbraio 2014 e permarrà fino al 12 Marzo 2014

Matteo Michelangelo Bielli, Milano, 26/02/2014

Urban
Parlare di urbanistica può sembrare astratto, volatile. La figura dell’urbanista invece è necessario che si sviluppi quanto più possibile e che incarni all’interno di sé quanto più responsabilità e perizia nel suo lavoro quotidiano. L’urbanista ha un compito chiave tra le sue mani: la gestione del territorio nel suo complesso. Parlando per metafore possiamo immaginarcelo come un creativo che concepisce la gerarchica struttura di un’azienda in modo che possa sintetizzare al meglio il suo prodotto; qualora esso sia una lavatrice o un aereo supersonico non importa: non sarà un ingegnere informatico in grado di studiarne i sistemi computerizzati né tanto meno un fisico che sia in grado di calcolarne in dettaglio gli aspetti legati al suo funzionamento. Però se il capo generale non sarà in grado di gestire ogni aspetto con perizia e decisione il prodotto finale arriverà con imperfezioni. In ugual modo l’urbanista progetta come il territorio si modificherà nei prossimi anni in modo che il piano elaborato non sia desueto al termine della sua costruzione. La figura dell’urbanista inoltre è una figura che sappia precisamente ciò che sta programmando perché altrimenti incorreremo per sempre in quello che è stata la pianificazione del territorio oggi: ampiamente un fallimento.
L’esigenza di scrivere questo post nasce dall’osservare le facce sbigottite della gente quando dicevo che l’urbanistica sarebbe stata una delle scelte che mi sarebbe piaciuto prendere nella mia vita. Purtroppo criticare senza conoscere ha i suoi difetti e questo è sicuramente uno di quelli.
Oggi viviamo in un mondo in cui è aumentata la ricerca del rispetto per l’ambiente, è aumentata una coscienza pubblica e civile che ci porta a valutare le città in modo migliore se al loro interno hanno parchi e zone verdi - in ampio contrasto con il boom edilizio milanese di qualche decennio fa - o in cui il sistema di trasporto pubblico è regolare e ben gestito.
Bene, da oggi sappiate che tutti questi aspetti sono nelle mani degli urbanisti e se ne conoscete e li valutate al di sotto delle potenzialità necessarie per svolgere questo tipo di lavoro allora capirete che c’è uno stretto rapporto tra politica e architettura (e filosofia) che non sempre è tenuto a mente dai più.

Michelangelo
Feb 19, 2014 / 1 nota

Urban

Parlare di urbanistica può sembrare astratto, volatile. La figura dell’urbanista invece è necessario che si sviluppi quanto più possibile e che incarni all’interno di sé quanto più responsabilità e perizia nel suo lavoro quotidiano. L’urbanista ha un compito chiave tra le sue mani: la gestione del territorio nel suo complesso. Parlando per metafore possiamo immaginarcelo come un creativo che concepisce la gerarchica struttura di un’azienda in modo che possa sintetizzare al meglio il suo prodotto; qualora esso sia una lavatrice o un aereo supersonico non importa: non sarà un ingegnere informatico in grado di studiarne i sistemi computerizzati né tanto meno un fisico che sia in grado di calcolarne in dettaglio gli aspetti legati al suo funzionamento. Però se il capo generale non sarà in grado di gestire ogni aspetto con perizia e decisione il prodotto finale arriverà con imperfezioni. In ugual modo l’urbanista progetta come il territorio si modificherà nei prossimi anni in modo che il piano elaborato non sia desueto al termine della sua costruzione. La figura dell’urbanista inoltre è una figura che sappia precisamente ciò che sta programmando perché altrimenti incorreremo per sempre in quello che è stata la pianificazione del territorio oggi: ampiamente un fallimento.

L’esigenza di scrivere questo post nasce dall’osservare le facce sbigottite della gente quando dicevo che l’urbanistica sarebbe stata una delle scelte che mi sarebbe piaciuto prendere nella mia vita. Purtroppo criticare senza conoscere ha i suoi difetti e questo è sicuramente uno di quelli.

Oggi viviamo in un mondo in cui è aumentata la ricerca del rispetto per l’ambiente, è aumentata una coscienza pubblica e civile che ci porta a valutare le città in modo migliore se al loro interno hanno parchi e zone verdi - in ampio contrasto con il boom edilizio milanese di qualche decennio fa - o in cui il sistema di trasporto pubblico è regolare e ben gestito.

Bene, da oggi sappiate che tutti questi aspetti sono nelle mani degli urbanisti e se ne conoscete e li valutate al di sotto delle potenzialità necessarie per svolgere questo tipo di lavoro allora capirete che c’è uno stretto rapporto tra politica e architettura (e filosofia) che non sempre è tenuto a mente dai più.

Michelangelo